Critiche

Lo conobbi nei primi anni settanta, quando tornato dalla Sardegna rilevò il laboratorio di cornici da cui mi fornivo. Da allora lo frequentai con assiduità per un decennio, fino a quando per lavoro mi trasferii a Bergamo. La cosa che colpiva subito ,appena si entrava nel suo laboratorio, era il clima di serenità, oltre che la sensazione di trovarsi più che in un laboratorio in uno studio dove nell’aria aleggiava un clima di ricerca, di sperimentazione, seppure lontana dai dibattiti che vivevo all’Accademia. Questo perché Paolo Salvati non si limitava alle cornici, dipingeva con passione in una costante tensione per dare vita alle sue immagini interiori, come i paesaggi della Sardegna che gli erano rimasti impressi nella mente. Poco dopo si trasferì in un altro locale, il vecchio laboratorio del padre – ottimo artigiano del ferro – , dove presero forma alcuni dipinti di cui ho il ricordo non solo per l’esito finale ma soprattutto perché ho vissuto, avendo avuto la fortuna di vederlo dipingere per ore, la costante ricerca nel fare e rifare le parti del dipinto che non lo soddisfacevano. Un giorno osservavo una tonalità di azzurro tendente al viola, il giorno dopo lo trovavo che lo stava asportando perché aveva deciso che doveva avere un’altra qualità. Qualche volta questi ripensamenti sullo stesso punto del dipinto erano talmente tanti che doveva con spatole e bisturi ripianare il supporto della tela. Questa era una costante, una caratteristica del suo modo d’operare. Ho visto dipinti ripresi più volte anche a distanza di mesi e anni. A volte ho pensato a Sisifo e debbo confessare che solo a distanza di anni ho compreso il valore di questo atteggiamento: la ricerca ( il furor sereno) di rendere visibile un’atmosfera cromatica di pura poesia che si ha nella mente. Come chiamare ciò se non immaginazione pura? Potrebbe sembrare che Paolo in questa sua spasmodica tensione nel trasferire sulla tela l’immagine cromatica, il ricordo della mente, divenisse agitato e intrattabile, niente di ciò: tutto si svolgeva in una percepibile serenità, sorridente e parlandomi dell’importanza della preghiera o di un quadro del periodo blu di Picasso raschiava via un colore e ne sovrapponeva un altro. Non sempre lo trovavo al cavalletto, a volte era intento a preparare le colle e le missioni per doratura – settore in cui, grazie alla abilità e perizia di sperimentatore, Paolo raggiunse eccellenti risultati-, altre volte lo sorprendevo assorto nella lettura di classici o delle sacre scritture. In quegli anni di grande conflittualità sociale lo studio di Paolo Salvati era per me un’isola di serenità. Ho sempre ammirato in lui uno stato di grazia e una fede incrollabile anche nei momenti più duri che l’esistenza gli ha posto dinanzi: sempre ho intravisto sul suo viso e negli occhi la speranza nella Provvidenza e la sua certezza che i veri valori non erano inattuali. Ora, mi rendo conto perfettamente di quello che allora avvertivo inconsapevolmente e che è, a mio avviso, il vero valore di Paolo Salvati, prima come uomo e poi come artista. Una profonda fede, come un monaco medievale, nei valori umani che gli permette di innalzare la sua pittura oltre la mera tecnica artistica verso la poesia del colore. E gli conferisce vigore creativo. Ovvero la tensione della creatività umana nell’epoca della tecnica diffusa e pervasiva. Ritengo che la sua esistenza umana e artistica metta in evidenza ciò che la nostra civiltà tecnologica oscura, la creatività umana, e quindi il suo viatico esistenziale testimonia la lotta per farla riemergere e per liberare l’uomo dalle gabbie normalizzatrici che impone il sistema. Paolo Salvati della tecnica era consapevole, non si dimentichi che era un geometra ma che per fortuna nello spirito aveva la poesia. La poesia dell’animo si profondeva nel colore, e per questo il colore di Salvati sembra come filtrato da una lente grazie alla quale ottiene una visione incantata della realtà. Una visione sognante che con colori solari, mediterranei, rasserena l’animo. Nel rivedere alcuni suoi dipinti ho rivissuto nella sua isola di serenità.                                                                                                                                                                                                                     

Cesare Augusto Sarzini, Critico d’Arte – Roma, 29 marzo 2015

C’è una grande storia di pittura attraverso la quale l’uomo ha scoperto la sua relazione segreta con la natura. Il paesaggio su tutto il mare. Con le sue emozioni che fanno venire alla luce, la memoria della nostra origine. Con grande dignità, è in questa storia eterna Paolo Salvati, con unica saggezza fatta di sofferenza e di lavoro, nel quotidiano rivedere quelle “vedute” di mare, quasi che a ogni tocco si avvicinasse al mistero della bellezza assoluta . Il colore assume le tonalità dell’anima e fare rivivere la suggestione di Kandinskij, quando affermava , non di Vedere, ma di sentire la musica del colore; questo approssimarsi della poesia alla verità, alla spiritualità del mondo che tende a tradire le presenze che animano la dimensione della nostra esistenza e trasformano lo spazio in dimensione assoluta. E’ sorprendente, che quest’uomo semplice, questo saggio di vita, abbia la forza di tanto lavoro, la forza che lo ha fatto vivere, nelle prove più dure che la vita può dare ma che non hanno ridotto la sua capacità di dare bellezza nel riscatto della poesia. La malinconia che tutto ciò sia solo memoria dell’anima, in un mondo che distrugge la natura e segna il suo futuro di morte. Può così Paolo Salvati, a saldo di una vita intensa dedicata all’arte alla pittura, sentire la forza della sua poesia; dove la creatività è quotidiano lavoro, esperienza filtrata attraverso il distacco dai traumi e i contrasti dei giorni; certezza dell’unità dell’anima con l’infinito, presenza assoluta dentro di noi, icone di altra realtà da proporre presenza viva, oltre i giorni bui e le notti dell’anima. Maestro Grande di pittura Paolo Salvati resiste a tutti i disastri del tempo e i mali della vita e quadro a quadro, piccoli e grandi traccia le linee di un nuovo orizzonte di senso; di destino per l’uomo, nella sua semplicità e saggezza indistruttibile, sola creatura a ” immagine e somiglianza di Dio”. In questo nuovo orizzonte la pittura riscopre tutto il suo potere di verità e di bellezza, che Salvati ci consegna nella purezza inequivocabile dei suoi quadri.

Elio Mercuri, Critico e Storico dell’Arte – Roma, 06 novembre 2010

Per Salvati l’arte è l’unica cosa di questo mondo che nonostante nasca nell’immanente riesce tramite il pensiero e l’animo umano a sfiorare le soglie del trascendente. L’artista profondamente religioso, trova con la sua pittura il mezzo che ci permette di avvicinarci a Dio e di comprenderlo. Non possiamo che accettare questo principio inconfutabile, perché dietro al mistero della vita, solo attraverso l’arte è possibile percepire il sommo artefice della natura che ci circonda. E’ quella stessa natura che ha dato al nostro artista la capacità di miscelare i colori e trasfonderli nelle sue opere, quale strumento immediato di comunicazione di tutti noi. L’estetismo che ci trasfonde attraverso i colori sapientemente accostati, la tecnica luminosa a grandi pennellate, la manualità gestuale lascia trasparire l’animo del maestro, sostenuta dalla passione quale filo conduttore della sua vita. Salvati è perciò un’artista con la A maiuscola che merita di entrare nel grande libro della storia dell’arte, proprio in questa epoca di generale crisi esistenziale pur rimanendo legato alla tradizione, si pone come novità assoluta nel campo dell’estetica. Nei suoi paesaggi la creatività artistica viene sviluppata attraverso la sintesi delle armonie pittoriche, espressione di una poetica raffinata che si manifesta nell’esplosione dei colori, trasmettendoci quel senso di serenità ed osmosi con la natura, raro esempio nell’arte contemporanea.

Andrea De Liberis, Critico e Storico dell’Arte – Roma, gennaio 2010

Personalità artistica travolgente Paolo Salvati, pittore romano con un curriculum espositivo di tutto rispetto, e in riconoscimenti di serio recupero critico e con primi piazzamenti. Elaboratore del segno e del colore dagli esiti altissimi di sapore scapigliato dalle curiosità analiste di contro corrente, come un Gaetano Previati, con la sua ricerca luministica e le sue oniriche suggestioni. La sua produzione si affianca ad una poetica vagamente crepuscolare, ben conscio del proprio enorme potenziale di libera gestione pittografica, lontano da condizionamenti accademici, segnata da un incalzante sperimentazione e una rinuncia al realismo figurale, per una lenta conquista del minimalismo segnico a favore del colore. A delineare un lungo percorso di impressioni metafisiche che della pittura atmosferica di esordiente impressione Novecentista, per quanto altrettanto conscio delle leggi e del genere di mercato – dal paesaggio alle novità di vita moderna – sul versante di un esotismo premacchiaiolo-astratto (La Montagna Gialla – 1991), approda a laurea stagione di atmosfere avvolgenti, materia fluida fatta di dissolvenze cromatiche. Arrivando addirittura a sfaldare i contorni figurali per aprirli alla luce, e agli effetti di chiaro scuro mai arbitrario, per una figurazione primitivista e di simbolismo-geometrico, dinanzi allo spettacolo del mare che continua ad attrarlo ed affascinarlo (Donne al Mare sotto l’ombrellone – 1973). La sua poetica volge all’astrazione della coscienza, la sua grammatica subisce una profonda trasformazione nell’armonia dei colori, in luce ed ombra, che cambiano secondo l’ora, e la prospettiva che cerca effetti non più plastici del colore ma pittorici, quando la natura ed il paesaggio diventano un luogo dell’uomo con il turbinare delle emozioni, con il travaglio dell’anima, tra desiderio e spiritualità, simbolismo coniugato al dato sensoriale, potendo così prosciugare il colore sulle tele e nelle setole del pennello. Per una scansione cronologica, di sicura strada maestra, tra gli elementi sensoriali e gli elementi più ideali. L’intimo è la cifra di queste tele che ci offre nel suo mondo profondo di vagezza interiore, un angolo che diremmo essere fuori dal reale tempo storico. Paolo Salvati induce a sognare scrutando l’intimo del suo mondo di suoni, luci e immagini incorniciati in un telaio visivo che, se riduce l’effetto naturalistico dà spessore all’incantamento del sogno, intensamente incline al volume e alle profondità, al liquefarsi del colore, alle tinte tenui, con al stessa gioia di vivere.

Alfredo Pasolino, Critico e Storico dell’Arte – Vigevano, novembre 2009

Paolo Salvati si sente nato pittore e come tale pretende di affermarsi, sempre gentile, carico di speranza e capace di capitalizzare quei rari giudizi positivi che i critici spesso con il loro fare distratto gli hanno riservato nelle poche occasioni di visibilità che la sorte gli ha lasciato. Almeno fino ad un certo momento della sua vita artistica. Un pittore “ on the road”, di strada nel vero senso della parola, capace di passare molte notti all’addiaccio nella sua automobile tra una estemporanea e l’altra, crescendo due splendidi figli e aiutando una moglie sfortunata. Ma, uomo credente, ha coltivato una smisurata fede nella Provvidenza: e ce la ha fatta! Lo ho conosciuto in uno dei miei giri alla ricerca di improbabili chicche d’arte ( talora si trovano!) nell’ormai lontano 1996: tentava di gestire un negozietto alla periferia di Roma dove vendeva belle cornici fatte da lui stesso. Parlammo e, dopo poco tempo, fraternizzammo. Intravidi alcune tele interessanti di cui non sapevo riconoscere né l’autore né uno stile di riferimento. Quando seppi che erano sue e che di mestiere faceva il pittore ( voleva fortemente essere pittore) mi trovai spiazzato. Ormai eravamo amici e l’amicizia può far velo al giudizio di valore che siamo portati a formulare davanti a un’opera d’arte. I titoli dei suoi quadri, che sovente ripassava alla lente di ingrandimento, erano strani, immaginifici: ricordo la Pietra Blu che nelle varie versioni era diventata oggetto di mito e addirittura di lessico familiare tra lui, la figlia Francesca e il figlio Andrea. Poi le cose sono cambiate. Paolo ha avuto delle opportunità da cogliere, ha vinto importanti premi di pittura, Vittorio Sgarbi si è affettuosamente ricordato di lui riconoscendogli precisi valori artistici, il museo di Anticoli Corrado ha accolto una sua opera, è entrato in importanti collezioni private ( Agostino Chigi ), la Regione Lazio gli ha riconosciuto lo status di Cittadino Illustre della Repubblica Italiana, per meriti artistici. Ho avuto modo di vedere l’opera di Paolo Salvati abbastanza a lungo e, come si dice, “in filigrana” per poter tentare di formulare qualche pensiero critico legato soprattutto alle impressioni che essa può suscitare all’amatore d’arte avvertito, anche se non proprio specialista. Appunto di impressioni si tratta e, guarda caso, Paolo incarna il prototipo dell’impressionista moderno tutto teso a cogliere il lampo, il guizzo dell’impressione en plein air come un signor pittore da cavalletto dell’800. Paolo è tecnicamente un signor pittore: padroneggia con maestria raffinata, quasi barocca, tutte le tecniche pittoriche antiche e moderne primeggiando con facilità nell’olio come nella tempera, l’acquerello, l’acrilico, l’affresco sostenuto da solide basi di disegno: non solo accademico ma mosso, personale, prezioso. Cosa rende allora Paolo un fenomeno pittorico a se stante? A cercare attorno a noi non troveremo facilmente punti di riferimento o citazioni certe che lo accostino o che lo riguardano. Due sono, a mio modo di vedere, gli elementi che ne fanno un caso pittorico moderno: la ricerca immaginifica dell’oggetto da scrutare e l’uso del colore per così dire “ à rebours”, alla rovescia. Nelle opere di Salvati, almeno in tutte quelle che ho potuto osservare direttamente, non si coglie mai il vero. Sempre capricci della natura, o meglio della fantasia dell’artista, vicini al vero quel tanto che basta all’equilibrio tonale e formale del dipinto. Ma un paesaggio ( il soggetto più amato), un oggetto, un volto, un singolo albero sono sempre una condensazione onirica di varie parti della fantasia poetica del pittore. Fantasia che per certe arditezze coloristiche, talora prossime alla sgrammaticatura, fanno pensare ad arditi neologismi pittorici nel più autentico senso immaginifico dannunziano e a barocchismi moderni, raffinati, talora ridondanti che, pur restando ancorati al campo dell’impressione, mantengono un personalissimo timbro poetico che identifica l’artista. Accennavo, quale secondo motivo di interesse e di identificazione di stile,all’uso “à rebours” della materia coloristica: ebbene osservando con attenzione i quadri di Paolo non è difficile cogliere certe stranezze coloristiche per cui là dove dovrebbero prevalere i verdi ci sono i rosa, ma l’effetto è una varietà di verde a sorpresa; dove ti aspetteresti delle terre di Siena bruciate emerge un inaspettato blu cobalto o un rosso acceso che va a connotare tratti pittorici apparentemente destinati ad altre tonalità. La notazione sulla pietra blu, un enorme masso all’interno di un paesaggio vagamente wagneriano, è un esempio cogente di quanto vado affermando. Paolo ascolta musica mentre lavora, come molti, ma essendo uno spirito lieve e sensibile, ne resta influenzato più di altri e ripropone nelle sue tele ritmi, trame, strutture che richiamano ( e trasmettono) gli echi della strumentazione e della partitura musicale, con qualche preferenza per quei brani che rinviano a scene operistiche di tipo mitologico o campestre. Paolo Salvati è pittore senza compromessi né ammiccamenti di alcun tipo e queste qualità sono state per molto tempo un peso: non si è adattato a mode né ha fatto parte di parrocchie o conventicole artistiche legate a questa o quella corrente mercantile: Paolo ha un alto concetto di sé e della sua arte e proprio quello che potrebbe essere considerato un difetto di presunzione lo ha preservato dal pericolo di scadere nei tanto facili e redditizi “ismi” che caratterizzano il mondo dell’arte contemporanea. Paolo Salvati, questo curioso personaggio che attraversa l’arte italiana di questi anni, merita di essere annoverato tra gli artisti significativi del nostro tempo: un modernissimo impressionista che potrà, e glielo auguro di cuore per la sua onestà e coraggio, occupare un ruolo non minore nell’arte contemporanea.

Paolo Bertoletti, Critico e Storico dell’Arte – Anticoli Corrado, settembre 2009

Con i tuoi quadri riesci a trasmettere, oltre a delle delicate immagini, soprattutto lo stato d’animo dei luoghi ritratti avvalendoti del colore che scandisce i piani e dà corpo all’intera composizione che va osservata come un mosaico scritto in trasparenza e quindi va letta in filigrana.

Renato Mammucari, Critico e Storico dell’Arte – Velletri , dicembre 2008

Paolo Salvati – grafico, pittore, decoratore e restauratore – si e’ dedicato per tutta la vita all’arte con uno stile severo e saldamente ancorato ai valori tradizionali, con grande impegno ed un profondo esame della pittura di maestri come Claude Gellée detto Lorrein , Poussin e Turner, ma anche con la sensibilità dell’artista che si sente figlio del suo tempo. Con una mirabile perizia tecnica ed una tensione dei mezzi espressivi le sue opere sembrano vivere nel fulgore della luce del mezzogiorno con un cromatismo timbrico e strutturante, utilizzando un colore-calore-luce materico, denso e capace di creare, attraverso delicate atmosfere azzurrine, spazi sublimi ed illimitati. La sua pittura, infatti, sembra pervasa da una forza naturale, creativa e dinamica e la selezione di contenuti e dei valori che l’artista opera è in perfetta simbiosi con la sua ricerca di forma dando vita a quella sinesi stilistica che è pregio più importante di ogni autentica opera d’arte. Il tema predominante è quello del paesaggio, reale o fantastico, con i suoi luoghi di origine o di adozione, evidenziando un legame profondo con la natura e con l’oscuro ed inarrestabile potere della sua forza rigeneratrice e rappresentandone in tempi e modi diversi tutti i possibili aspetti di ogni ora del giorno e di ogni stagione dell’anno. I suoi paesaggi si compongono in ritmi di universale armonia e sembrano possedere quell’esuberante vitalità e quella pienezza di vita che le fanno apparire come momenti di un percorso, che non e’ solo estetico e formale, ma interiore e spirituale. I momenti ricorrenti nelle sue immagini – acque, cieli, montagne, alberi, frutti e fiori – appaiono come frammenti di una polifonica struttura di ritmi e di spazi, di forme e di simboli dove la realtà si discioglie in equivalente poetiche che sembrano vivere in panorami di tempo senza tempo. Paolo Salvati racconta le visioni del suo ricco mondo interiore attraverso una percezione cromatica e dinamica della realtà con note ora di acceso romanticismo ora con segni d’inquietudine e di smarrimento.

Anna Iozzino,  Critico e Storico dell’Arte – Roma, ottobre 2000

Colto, eclettico, Paolo Salvati è un autentico talento pittorico. Il fermento creativo dell’estro, l’avveduto magistero tecnico, il gusto comparativo, la forza espressiva dell’artista concorrono alla realizzazione di opere di eccezionale interesse e rara bellezza. Egli rifugge da moduli accademici, non ricalca vie già battute, non è inserito in correnti, poiché la sua straordinaria personalità gli consente di essere sempre se stesso e quindi artista unico. Conoscendo perfettamente il valore del segno e del colore, sa avvalersi dell’impalcatura architettonica e della tavolozza come di uno schermo ideale e di una tastiera d’organo, sa accordare i colori in felici combinazioni ricorrendo alla magia della luce e dello spazio. Il risultato, sempre straordinario, lascia percepire l’arcana aura poetica, l’atmosfera, il respiro della natura, il vero non è mai rappresentato formalmente ma smaterializzato per essere ricaricato di spiritualità, d’interiorità. Il gusto estetico non è mai fine a se stesso ma un eccezionale elemento con cui l’artista tratta i temi più svariati nei quali la natura prevale sublimata. Un critico sagace ha ritenuto di intravvedere nelle opere di Salvati il meglio della creatività e della poesia di Turner, Van Gogh e di Monet, ma l’artista ha travalicato efficacemente lo stadio ricercativo di tali illustri Maestri, intuendo mirabilmente e riuscendo a rendere visivamente una nuova natura scaturita da una visione fantastica, intima ed immanente che pervade l’intero senso formale ed informale dei contenuti.

Giuseppe Balboni,  Critico e Storico dell’Arte – Roma, ottobre 2000

La Pittura di Paolo Salvati, è un orgoglioso riscatto lirico e tanta invadenza scientifica e razionalistica. Il rapporto pittura, espressione lirica, è uno dei drammatici limiti dell’arte moderna. Bisognerebbe proporre una forza generosa, che riscattando il valore poetico, esprimesse esigenze tipicamente moderne. Ora l’arte vera che è poesia, e quindi ‘trasfigurazione del sentimento’, per dirla con Croce, dovrà avere il suo regno preciso e severo. Sappiamo che l’arte grande è legata ad un grande lavoro, e quindi ad una ricerca talvolta problematica di valori, che richiedono forza, pazienza, metodo, intuizione. Questo è stato a grandi linee, da sempre, il presupposto di ogni artista. Oggi la moderna tecnologia ha inferto all’arte un duro colpo quasi mortale. L’ha umiliata e relegata nel mondo dei ‘pazzi sognatori e visionari’ banditi dalla società. Ma l’arte non è propriamente sogno, ne’ realtà, è’ poesia. E’ forza di vivere, è la fiducia talvolta polemica verso certo valori legati alla condizione umana. La poesia è appunto quel flusso pulsante legato alla vita, che alla vita s’attiene sempre, esplorando i mondi segreti dell’uomo. La pittura di Paolo Salvati, è onestà, è lavoro, cioè salvezza intensa come ‘Faber’, che imprime una direzione poetica alle sue esigenze. Ecco che il lavoro diviene riscatto e valore etico per l’uomo che cerca. Così questi paesaggi quasi tutti inventati, denotano nella loro fluidità, notevole lavoro di velature e d’interventi lungamente studiati. E il fatto che siano inventati, meraviglia alquanto, stupisce la compiutezza emotiva dell’insieme, per quel coraggio di semplificare verso l’astratto, che non è ancora astratto, verso una pienezza fatta di silenzio e di profondità. Del resto i suoi maestri ideali sono Monet, Turner e Van Gogh, proprio i pittori (non a caso) tra i più visionari che siano esistiti. Pittori che giungeranno per strade diverse, alla dissoluzione del paesaggio in un vortice ‘ aria-luce ‘ che è già a priori il canto del cigno della poesia, l’inizio dell’astrazione lirica. Paolo Salvati osa muoversi in questo universo, che è ancora fatto di concretezza oggettiva ma mira ormai a quella lirica pura che e’ l’ultima conquista moderna, l’orgogliosa rivalutazione dell’uomo in un sentimento assoluto e cosmico, contro la razionalità tecnologica ‘pura’.

Alessandro Sbardella, Artista – Roma, settembre 1987

L’insieme dei sentimenti e delle aspirazioni delle grandi follie irate ed alienate di oggi immerse nelle contraddizioni e nei paradossi della attuale società. Sta al fondo del suo discorso artistico, che si sviluppa però in un vasto respiro di antica poeticità che è fatta di luce, di genuine sensazioni e di profonde emozioni.

Roberto Ceccatelli – Roma, ottobre 1974

Ogni sua tela accesa e nel contempo diffusa di cerebrale fantasia annuncia un dialogo nuovo quanto atteso dalle nuove esigenze, già aduse a formalismo di scuola accademica.                                                              

Mariano Venturini, Collezionista, Critico e Storico dell’Arte – Roma, luglio 1973