Biografia

Nasce a Roma il 22 febbraio del 1939 nello storico quartiere Esquilino, in via Labicana 50 al primo piano, figlio del maestro artigiano del ferro Mario Salvati e Giorgina Patriarca. Fin da piccolo è dotato di una vivace intelligenza visiva, portato verso il disegno libero e il colore, porta con se quella antica saggezza unita al fatalismo caratteristico di una Roma che non c’è più.                                                          

Primi anni di vita

Superato il periodo duro della guerra la sua infanzia trascorre serena, vive nella grande casa di via Labicana con intorno una grande famiglia, composta dalla mamma, il papà, la sorella Adriana, la nonna materna Caterina Fossi, tanti zii materni e cugini con cui crescere e condividere anche i giochi in strada, nei giardini del Colle Oppio e all’oratorio della Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano. Seguito sempre artisticamente dagli zii materni Fernando e Gabriele Patriarca entrambi pittori, al momento della scelta delle scuole superiori viene però indirizzato verso gli studi tecnici dalla zia materna Lina Patriarca, maestra elementare. Si diploma geometra nel 1960 all’Istituto Tecnico Giovanni Battista Alberti di Roma, allora diretto dal Prof. Amedeo Nobile, meteorologo nella spedizione del dirigibile “Italia” e fratello del Generale Umberto Nobile.

Dopo il servizio militare allora obbligatorio trova il suo primo impiego presso lo studio dell’architetto romano Marcello Rutelli. Nell’agosto del 1962 partecipa con lo zio Gabriele Patriarca alla sua prima mostra estemporanea ad Alatri, evento intitolato “XIII Mostra Nazionale di Arti Figurative”. Si sposa a Roma il 21 aprile del 1965 nella Chiesa di San Gregorio Magno al Celio con Elettra Secco, figlia del pluridecorato Maresciallo dei C.C. Adone Secco, arruolatosi dal 1930 come Corazziere Reale, Cavaliere del Regno e successivamente della Repubblica.

La storia d’amore per Paolo ed Elettra nasce dopo il primo incontro in via Etruria a Roma nel 1958, Elettra doveva compiere di li a poco 18 anni e Paolo le regalò un dipinto raffigurante un vaso di fiori, opera eseguita ad olio su cartone telato: ”un fiore vero poteva appassire, mentre un fiore dipinto poteva durare”, esprimeva un sentimento forte e duraturo, confermato dal fatto che il dipinto ha seguito la coppia in tutte le sue vicissitudini. Il 27 gennaio 1966 nasce il primogenito Andrea ma la gioia dura solo pochi giorni poiché a seguito di un problema cardiologico il piccolo muore il 9 febbraio 1966. Verso la fine del 1966, dopo aver lavorato in numerosi cantieri edili romani, Salvati si trasferisce in Sardegna, dove lavora come geometra per l’impresa edile romana Zaccherini alla realizzazione del prolungamento della SS 131.

In Sardegna la famiglia Salvati si stabilisce a Paulilatino (OR) e nel 1967 nasce la figlia Francesca che insieme al lavoro e la pittura riempie le giornate di Paolo ed Elettra.
Lavora nell’oristanese anche come imprenditore, realizzando svariate opere sul territorio, partecipando anche alla risistemazione dell’assetto del porto di Bosa. Progetta e realizza nel 1972 l’impianto Agip di Abbasanta (OR) sito sulla SS131, impianto a doppia piazzola con sottopassaggio, all’epoca il più grande d’Europa.

Salvati sul territorio era conosciuto, non solo come geometra professionista capace e onesto ma anche scrupoloso, (aveva già intuito l’importanza delle norme di sicurezza sul lavoro che faceva applicare ai suoi operai), ma anche per la sua particolare sensibilità di rabdomanzia. In uno dei tanti scavi commissionati un suo operaio cadde accidentalmente in una fessura del terreno, Salvati dopo aver eseguito il primo sopralluogo del sito, richiese immediatamente l’intervento della Sovrintendenza alle Belle Arti: aveva capito subito che si trattava di rovine storiche dalle quali successivamente emersero altre strutture adiacenti al sito nuragico del Pozzo di Santa Cristina a Paulilatino.

Grazie a questo episodio e molto altro, i suoi colleghi e dipendenti lo soprannominarono “Il Mago”. Dipinge ed espone dal 1967 al 1969 in Sardegna a Cagliari, Oristano, Bosa, Ghilarza, Paulilatino, Castelsardo; presenzia a esposizioni come la II Mostra Biennale Regionale Centro Studi Arboresi nella Galleria Comunale di Oristano e numerose rassegne di collettive dedicate alle arti figurative. Il comune di Paulilatino il 7 dicembre del 1968 approva la delibera per l’acquisto di un dipinto di Salvati, opera tuttora inventariata e conservata presso il comune.

Nel 1972 nasce a Roma il figlio Andrea, una felicità che porta il vigore necessario al superamento anche degli eventi che accadranno dal 1973, dove Salvati subisce un tracollo finanziario, dovuto al mancato pagamento di un grosso lavoro commissionatogli da un imprenditore locale. Vende tutto quello che aveva, paga i suoi operai e una sera di ottobre, grazie al decisivo l’intervento della moglie Elettra, carica la sua Fiat 850 e si imbarca con la famiglia a Olbia a bordo di un traghetto diretto a Civitavecchia, per il definitivo ritorno in “Continente”, come si dice da quelle parti.

Salvati lascia in una sola notte tutto alle spalle, ha rotto definitivamente con il passato, ha perso tutto quello che aveva costruito, ma non si è fatto travolgere dall’evento drammatico, è riuscito a vincere la rabbia e l’amarezza di quei momenti dominando lucidamente la situazione. Il desiderio di vendetta non l’ha mai sfiorato. In Sardegna è tornato solo attraverso i suoi sogni, poi dipinti. Se, come scriveva il grande romanziere americano Truman Capote, un vero artista “Non può essere ucciso neppure da un palo conficcato nel cuore” Paolo Salvati ne è stato un esempio lampante del XX secolo. Nel corso degli anni si era già rafforzata l’idea del cambiamento, dunque passa definitivamente dalla professione di geometra alla libera interpretazione delle proprie capacità artistiche.

Già dal 1960 era iniziato un percorso nuovo, fatto di un ricercato e orgoglioso riscatto lirico utile a contrastare un invadenza scientifica e razionalistica, dalla quale emergerà una carriera artistica unica. Dal 1973 partecipa in diverse mostre a Roma nei luoghi storici della piazza espositiva romana, precisamente alle frequenti Rassegne di Arti Plastiche e Figurative di Trinità dei Monti e Galleria Alberto Sordi già Galleria Colonna.

Vita difficile, causa una straordinaria capacità artistica incompatibile con le relazioni sociali di un paese sempre inizialmente poco attento ai suoi figli artisti puri. Inizia il suo percorso artistico e intellettuale con gli zii materni: il Prof. Fernando Patriarca, artista poliedrico, e Gabriele Patriarca, pittore. Segue e frequenta amici pittori della scuola romana come Rinaldo Caressa, Roberto Venturoni, Antonello Riommi, Alessandro Sbardella e gli amici intellettuali Giuseppe Avarna, Dino Massi e Cesare Sarzini. A Roma rilancia la sua vita, rileva un laboratorio di cornici in via Tommaso da Celano n.15, la “bottega” come la chiamava Salvati. E’ stata la sua ancora di salvezza: dipinge quadri magnifici e, consapevole da subito del suo valore, acquisisce una coraggio incrollabile che saprà infondere a coloro che lo circondano.

Partecipa a numerose mostre collettive come i 100 pittori di via Margutta e altre manifestazioni di pittura estemporanea in tutta la Regione Lazio. Proprio a Trinità dei Monti nel 1975 si evidenzia ancora la forza di carattere del Maestro Salvati, il quale raccontava spesso come era difficile non tanto vendere una sua opera ma essenzialmente distaccarsene. Accadde in un giorno non precisato, durante una mostra sulle scalinate di Trinità dei Monti nella quale venne acquistato un suo dipinto da una signora accompagnata da gruppo di persone.

Le fu venduto un solo dipinto ma l’interesse per gli altri quadri esposti era tale che la signora fece consegnare da un suo accompagnatore a Salvati un biglietto con l’indirizzo dell’albergo, utile per il pagamento alla consegna di ulteriori due dipinti, tra i quali la “Pietra Blu”. Inizialmente Paolo era a suo dire felice, ma il giorno della consegna, giunto alla reception dell’albergo chiese per curiosità chi fosse quella signora così interessata alla sua opera. Le fu risposto che si trattava della signora Maria Cristina Vettore Austin, nota come Cristina Ford o la signora Henry Ford II.

Soddisfatto della risposta, nonostante avesse bisogno di vendere per vivere, si rafforzava in lui la consapevolezza di aver dipinto qualcosa di unico, irripetibile, dalle sue parole: “se lo vendo, questo quadro non lo rifaccio più”. Paolo Salvati prese i suoi dipinti, salutò e tornò a casa sereno, decisamente felice di farsi accompagnare per il resto della vita dai suoi capolavori assoluti, presenti fino all’ultimo istante.

La vita si fa più difficile, le entrate del laboratorio non sono sufficienti e la sera comincia a lavorare nella splendida Piazza Navona, saltuariamente dalla fine del 1973, con maggiore frequenza dal 1974 fino al 1993. Disegna e dipinge su cavalletto molte miniature con monumenti romani e paesaggi di fantasia, realizza innumerevoli ritratti in carboncino su carta e successivamente ad olio su tela. In una sua intervista racconta: “Il cavalletto si posizionava la mattina presto per ottenere il posto migliore, il cielo tra i campanili di Sant’Agnese in Agone era sempre il frammento e il piacevole dettaglio della mia libertà”.

Come miniaturista condivide gli anni di pittura “en plein air” in Piazza Navona con Federico Boido, miniaturista e attore cinematografico, meglio noto nel mondo del cinema con lo pseudonimo di Rick Boyd e Pietro Rapisarda, miniaturista. Lavora come ritrattista accanto agli amici e colleghi d’arte Zandi Zandieh e Aziz Karim. Proprio l’arte del ritratto gli consente la partecipazione alle diverse feste estive che si svolgono nei paesi intorno a Roma.

A Piazza Navona conosce l’intellettuale e amico Poeta Giuseppe Avarna, Duca di Gualtieri, Marchese di Castanea, Barone di Sicaminò, il quale scrive e dedica il 19 gennaio 1974 a Roma la poesia “A un amico pittore”, omaggio dedicato all’uomo Salvati e alla sempre magistrale qualità dell’opera espressa dall’amico pittore, al quale sarebbe arrivato il giusto riconoscimento, ma come sempre spesso accade, troppo tardi.

Nell’estate del 1976 mentre la famiglia era in vacanza a Nettuno muore il padre Mario Salvati. Nel 1977 dipinge in omaggio e memoria del padre un opera in tecnica olio su tela 30×40, raffigurante il vecchio porto di Nettuno, un pontile che idealmente rappresenta il percorso di vita amato e condiviso con il padre. Rilevato il laboratorio del padre, trasforma la bottega da fabbro nel suo nuovo laboratorio di restauro e studio di pittura a Roma in via Giuseppe Mantellini n.21. Il laboratorio è frequentato da giovani artisti pittori, intellettuali e musicisti.

Esperto nella progettazione di cornici artigianali, studia incisioni personalizzate per le cornici che vestono i suoi dipinti, acquista una combinata per la lavorazione dei legnami della ditta Minimax con una pialla 22, di colore rosso, dalla quale nasce una produzione artistica e artigianale senza pari, disegna le lame da fresa per sagomare le proprie cornici, prepara una colla per il trattamento delle tele.

Dal novembre al dicembre del 1986 a Roma, espone alla galleria “La Bitta” oltre 30 opere nella sua prima mostra personale; segue l’esposizione nell’ottobre 1987 alla galleria Apollodoro partecipando alla settima edizione della mostra intitolata “L’Ora degli Architetti” con Michael Graves, Hans Hollein, Arata Isozaki, Paolo Portoghesi e Ettore Sottsass, dove incornicia l’esposizione dei loro 5 orologi da polso con tre dipinti straordinari, “Settembre”, “Sogno di Primavera d’Alta Montagna” e la “Montagna Gialla” in prima versione.

Nell’estate del 1993 abbandona definitivamente Piazza Navona dopo l’incontro occasionale con un collezionista di opere d’arte, il Principe Don Agostino Chigi Albani della Rovere, critico e storico dell’arte, mecenate, interessato a visionare dipinti e disegni d’Autore, tracciava una nuova strada da percorrere.

Il principe Chigi osservando le qualità tecniche dai ritratti del Maestro chiese a Salvati se dipingeva; alla risposta decisa e compiaciuta nei confronti di chi aveva capito che dietro tali capacità tecniche c’era anche una particolare sensibilità coloristica, Agostino Chigi aggiunse: “Maestro lei ha un atelier?”. Ovviamente intuiva che Salvati non possedeva un atelier! Era il palese riconoscimento di un importante critico ad un artista che si avviava sulla strada della celebrità.

A Porto Ercole nel 1995 espone nella “Galleria Doria” la sua seconda mostra personale, affrontando uno sforzo organizzativo importante per i suoi tempi e possibilità. Dagli anni novanta vince diversi premi di pittura, partecipa nel dicembre del 1996 alla Rassegna d’Arte Contemporanea di ArtItalia, riceve il primo premio con il dipinto Scogliera in Notturno olio su tela 50×60 del 1995. 

Successivamente dal 1996 quando l’arte della doratura entra tra le sue conoscenze, intuisce la possibilità di creare una colla a freddo per il restauro attraverso l’applicazione di oro, similoro, argento e alluminio in foglia, frequenta i laboratori di artigiani per cornici in tutta Italia, consulente occasionale presso i laboratori per restauro dei Musei Vaticani, mette a punto una colla per restauro ad oggi depositata dagli Eredi Salvati.

Unisce l’arte del colore all’arte della musica, elabora un progetto per chitarra classica da concerto realizzando uno strumento nuovo nelle forme, nel timbro, nelle misure e per composizione di materiali, finalizzato alla costruzione di una chitarra classica da concerto innovativa e personalizzabile. Stringe amicizia con il Maestro liutaio romano Amenio Raponi, figlio del noto Maestro liutaio Orlando Raponi, tra i musicisti che hanno provato i suoi strumenti possiamo citare Alirio Diaz, Giuliano Balestra e Giulio Romano. La Chitarra Salvati è un opera depositata come lavoro di ingegneria presso il Registro Pubblico Generale delle opere protette dal Diritto d’Autore dalla L.22 aprile 1941, n. 633 (LdA).


Dagli anni novanta vince diversi premi di pittura, partecipa nel dicembre del 1996 alla Rassegna d’Arte Contemporanea di ArtItalia, riceve il primo premio con il dipinto Scogliera in Notturno olio su tela 50×60 del 1995. Successivamente dal 1996 quando l’arte della doratura entra tra le sue conoscenze, intuisce la possibilità di creare una colla a freddo per il restauro attraverso l’applicazione di oro, similoro, argento e alluminio in foglia, frequenta i laboratori di artigiani per cornici in tutta Italia, consulente occasionale presso i laboratori per restauro dei Musei Vaticani, mette a punto una colla per restauro ad oggi depositata dagli Eredi Salvati.

Unisce l’arte del colore all’arte della musica, elabora un progetto per chitarra classica da concerto realizzando uno strumento nuovo nelle forme, nel timbro, nelle misure e per composizione di materiali, finalizzato alla costruzione di una chitarra classica da concerto innovativa e personalizzabile. Stringe amicizia con il Maestro liutaio romano Amenio Raponi, figlio del noto Maestro liutaio Orlando Raponi, tra i musicisti che hanno provato i suoi strumenti possiamo citare Alirio Diaz, Giuliano Balestra e Giulio Romano. La Chitarra Salvati è un opera depositata come lavoro di ingegneria presso il Registro Pubblico Generale delle opere protette dal Diritto d’Autore dalla L.22 aprile 1941, n. 633 (LdA).

Salvati, già profondo conoscitore dei testi sacri, frequenta per un lungo periodo gli incontri di preghiera dei padri Agostiniani che si tenevano nella Chiesa di Sant’ Agostino adiacente Piazza Navona, fortemente attratto dalla parola di Dio e dalla preghiera con la quale trovava la forza necessaria per portare avanti il suo percorso di vita.

Nel 1998 scrive “La Risultante porta a Dio“, chiaro frammento di fede curato da un uomo che si è dedicato alla difesa del Cristo, sempre sostenuto e celebrato dall’artista. Nell’agosto del 1999 muore la madre Giorgina Patriarca, dedica alla sua memoria la mostra personale del dicembre 2000 nella “Galleria Gesù e Maria” in Via del Corso a Roma, con la partecipazione di Don Agostino Chigi Albani della Rovere che presenta in quel contesto una rassegna fotografica sull’India.

Vince il primo premio alla IX edizione del 2000 del Concorso di Pittura Estemporanea di Anticoli Corrado, il dipinto eseguito raffigurante “Le Stalle” è l’opera acquisita dal Civico Museo di Arte Moderna di Anticoli Corrado ed esposto dal 2001 nelle sale del Palazzo Baronale.

Il gennaio del 2001 espone nuovamente presso la “Galleria Gesù e Maria” in Via del Corso a Roma partecipando alla mostra di pittura e scultura intitolata “Accadimenti Giubilari” nel tempo e nell’attualità, evento organizzato per celebrare la chiusura dell’anno Giubilare. Nel 2003 a Roma in via Margutta espone in una mostra personale nella Galleria “Il Selvaggio”.

Riconosciuto ormai come uno dei massimi esponenti della pittura espressionista tra i Giganti dell’Arte Moderna Italiana le viene istituzionalmente conferito il titolo di Cittadino Illustre in ambito Regione Lazio il 13 dicembre 2005, decretato dalla Presidenza della Regione Lazio, numero del provvedimento n. 1103, L.R. 21/99.

L’Artista pittore e l’Uomo Salvati, libero da formalismi concettuali moderni, dipinge per scelta soggetti inventati, predilige le tecniche olio su tela, tempera e pastello su carta.

Da qui nascono opere come “Vaso di Fiori” olio su cartone 44×60 del 1957, la “Pietra Blu” olio su tela 60×80, 1973 al 1974, un dipinto con una grande pietra centrale di colore blu, rappresentazione di un percorso intenso, difficile, obbligato da seguire, sintetizza il viaggio della vita di tutti, da sempre una pietra da superare che è il peso dell’esistenza. Eugenio Montale nel 1973 scrive “La poesia non ha un momento in cui nasce ma è li da sempre come una pietra”. Paolo Salvati cerca, trova, dipinge, la Poesia anche in altri soggetti, i “Sogni” di Primavera d’Alta Montagna” olio su tela 60×70 del 1974 e “d’Estate” olio su tela 60×70 del 1975, le tele “Alberi Blu” olio su tela, tempera e serigrafie, 1973, 1980 al 2011, opera che rappresenta simbolicamente l’uomo che disperatamente cerca ancora di resistere alle ferite inferte dalle esperienze maturate nella vita, nonostante i segni del tempo e della sofferenza fossero in lui molto evidenti, tutto intorno la natura vive in un trionfo di colore.

Osmosi uomo- natura, ma anche unione cielo- terra. Questo il ruolo dell’albero al centro della tela che, attraverso il blu, “esprime il bisogno di quiete e serenità emotiva, di fatto racchiude l’attesa, la magia, il mistero della vita”.

Proprio questo blu, rimanda il pensiero alle ricerche artistiche di un Nouveaux Réaliste che di questo colore ha fatto il pilastro della sua opera è che, forse, ha impressionato il pensiero di Salvati. Il francese Yves Klein, a livello concettuale, attraverso il blu portò avanti una profonda ricerca di una consapevolezza intima con la misura umana. Una ricerca, quella del nouveaux realista, del legame più profondo con il tutto universale, che lo condusse ad abbandonare tutte le altre nuance cromatiche, arrivando a creare, nel 1956, la “più perfetta espressione del blu”, un oltremare saturo e luminoso, brevettato come International Klein Blue, che doveva unificare il cielo e la terra, dissolvendo il piano dell’orizzonte.

Dalle serie Alberi Blu riprodotti in diverse edizioni serigrafiche seguirono altri numerosi lavori sempre dipinti con la stessa intensità espressiva come la “Montagna Gialla” olio su tela 60×70 iniziata nel 1986, più volte ripresa, terminata e firmata in data 1991, crea una serie intitolata “Fronde Rosse”, nella quale figurano “Settembre” olio su tela 40×70 del 1980, “Fronde Rosse” olio su tela 60×90 dal 1993 al 1994, “Bosco Fronde Rosse” 40×70 del 1999, “Bosco” olio su tela 50×60 del 2000, “Emozione” olio su tela 40×50 del 2002, paesaggi che attraverso la magia del colore riflettono la profondità dell’animo di un grande uomo.

Numerose le marine eseguite in carriera, Salvati di cultura cattolica è amante del mare e del messaggio di speranza trasportato dalle onde di un mare contro il quale l’uomo lotta per vivere, le principali opere sono “Mareggiata” 85×117 olio su tela del 2011 e appunto l’ultima creazione dopo la quale si spenge la vita dell’Uomo e dell’Artista, intitolata “Passaggi” 80×100, anno 2013-2014, tecnica olio su tela.

I suoi modelli di riferimento, ed artistico emozionale, sono sempre stati William Turner, Claude Monet, Vincent Van Gogh, Henri de Toulouse-Lautrec.

Osmosi uomo- natura, ma anche unione cielo- terra. Questo il ruolo dell’albero al centro della tela che, attraverso il blu, “esprime il bisogno di quiete e serenità emotiva, di fatto racchiude l’attesa, la magia, il mistero della vita”.

Proprio questo blu, rimanda il pensiero alle ricerche artistiche di un Nouveaux Réaliste che di questo colore ha fatto il pilastro della sua opera è che, forse, ha impressionato il pensiero di Salvati. Il francese Yves Klein, a livello concettuale, attraverso il blu portò avanti una profonda ricerca di una consapevolezza intima con la misura umana. Una ricerca, quella del nouveaux realista, del legame più profondo con il tutto universale, che lo condusse ad abbandonare tutte le altre nuance cromatiche, arrivando a creare, nel 1956, la “più perfetta espressione del blu”, un oltremare saturo e luminoso, brevettato come International Klein Blue, che doveva unificare il cielo e la terra, dissolvendo il piano dell’orizzonte.

Dalle serie Alberi Blu riprodotti in diverse edizioni serigrafiche seguirono altri numerosi lavori sempre dipinti con la stessa intensità espressiva come la “Montagna Gialla” olio su tela 60×70 iniziata nel 1986, più volte ripresa, terminata e firmata in data 1991, crea una serie intitolata “Fronde Rosse”, nella quale figurano “Settembre” olio su tela 40×70 del 1980, “Fronde Rosse” olio su tela 60×90 dal 1993 al 1994, “Bosco Fronde Rosse” 40×70 del 1999, “Bosco” olio su tela 50×60 del 2000, “Emozione” olio su tela 40×50 del 2002, paesaggi che attraverso la magia del colore riflettono la profondità dell’animo di un grande uomo.

Numerose le marine eseguite in carriera, Salvati di cultura cattolica è amante del mare e del messaggio di speranza trasportato dalle onde di un mare contro il quale l’uomo lotta per vivere, le principali opere sono “Mareggiata” 85×117 olio su tela del 2011 e appunto l’ultima creazione dopo la quale si spenge la vita dell’Uomo e dell’Artista, intitolata “Passaggi” 80×100, anno 2013-2014, tecnica olio su tela.

I suoi modelli di riferimento, ed artistico emozionale, sono sempre stati William Turner, Claude Monet, Vincent Van Gogh, Henri de Toulouse-Lautrec.

Nel 2007 partecipa alla I mostra estemporanea di Subiaco espone in una collettiva al Museo Mamec di Cerreto Laziale concorre e vince il primo premio alla XI edizione del concorso di Pittura Estemporanea di Anticoli Corrado. Nel 2008 partecipa alla Mostra dei 100 Pittori di Via Margutta in Piazza del Popolo, alla II Edizione del Concorso di Pittura Estemporanea di Subiaco ed espone a Carrouselle du Louvre a Parigi.

Insieme al caro amico ritrattista e pittore Zandi Zandieh lavora ancora e ritrae saltuariamente a Napoli per passione, su lungomare di via Caracciolo, accompagnato dai ricordi degli anni di Piazza Navona. Partecipa a Trani, nel luglio 2009, alla Biennale d’Arte Contemporanea curata dalla Fondazione Giuseppe De Nittis, presso il Castello Svevo. Incontra il critico d’arte Paolo Levi, allora direttore artistico del Catalogo dell’Arte Moderna, “ Gli Astisti Italiani dal Primo Novecento ad Oggi ”.

Scrive il critico ed expertis Andrea De Liberis nel gennaio del 2010 che per Paolo Salvati l’arte è l’unica cosa di questo mondo che nonostante nasca nell’immanente riesce tramite il pensiero e l’animo umano a sfiorare le soglie del trascendente. L’artista profondamente religioso, trova con la sua pittura il mezzo che ci permette di avvicinarci a Dio e di comprenderlo. Non possiamo che accettare questo principio inconfutabile, perché dietro al mistero della vita, solo attraverso l’arte è possibile percepire il sommo artefice della natura che ci circonda. E’ quella stessa natura che ha dato al nostro artista la capacità di miscelare i colori e trasfonderli nelle sue opere, quale strumento immediato di comunicazione di tutti noi. L’estetismo che ci trasfonde attraverso i colori sapientemente accostati, la tecnica luminosa a grandi pennellate, la manualità gestuale lascia trasparire l’animo del maestro, sostenuta dalla passione quale filo conduttore della sua vita. Salvati è perciò un’artista con la A maiuscola che merita di entrare nel grande libro della storia dell’arte, proprio in questa epoca di generale crisi esistenziale pur rimanendo legato alla tradizione, si pone come novità assoluta nel campo dell’estetica. Nei suoi paesaggi la creatività artistica viene sviluppata attraverso la sintesi delle armonie pittoriche, espressione di una poetica raffinata che si manifesta nell’esplosione dei colori, trasmettendoci quel senso di serenità ed osmosi con la natura, raro esempio nell’arte contemporanea.

La malinconia che tutto ciò sia solo memoria dell’anima, in un mondo che distrugge la natura e segna il suo futuro di morte. Può così Paolo Salvati, a saldo di una vita intensa dedicata all’arte alla pittura, sentire la forza della sua poesia; dove la creatività è quotidiano lavoro, esperienza filtrata attraverso il distacco dai traumi e i contrasti dei giorni; certezza dell’unità dell’anima con l’infinito, presenza assoluta dentro di noi, icone di altra realtà da proporre presenza viva, oltre i giorni bui e le notti dell’anima. Maestro Grande di pittura Paolo Salvati resiste a tutti i disastri del tempo e i mali della vita e quadro a quadro, piccoli e grandi traccia le linee di un nuovo orizzonte di senso; di destino per l’uomo, nella sua semplicità e saggezza indistruttibile, sola creatura a “immagine e somiglianza di Dio”. In questo nuovo orizzonte la pittura riscopre tutto il suo potere di verità e di bellezza, che Salvati ci consegna nella purezza inequivocabile dei suoi quadri.

Ivo Lenci racconta che nel 2010 incontra Salvati, incontro pubblicato sul CAM n.48 Giorgio Mondadori; avevo trascorso la serata a teatro e all’uscita, ormai a tarda ora, cercavo un luogo dove poter mangiare. Sulla Via Appia vidi l’insegna di questo ristorante e notai con piacere che aveva ancora persone sedute ai tavoli, quindi pensai che forse si poteva mangiare un boccone. Non ero solo ma con altre due persone. Appena entrai e presi posto, non potei fare a meno di notare una persona anziana seduta ad un tavolo che gustava una pizza margherita, con un brocca di vetro di vino rosso. Era lì, solo, non proferiva parola con nessuno, eppure sembrava sereno. I suoi movimenti mentre tagliava la pizza erano regali, aveva dei capelli grigi, lunghi, insomma a me sembrava un re. Fu così che al temine della mia cena, ammirato per le sensazioni che avevo ricevuto osservando quella persona, mi recai alla cassa per saldare il mio conto e di impulso, ma con il cuore, decisi di offrire in anonimato la cena a quel signore regale dai capelli grigi e lunghi. Le persone che erano con me, all’uscita del ristorante, decisero di fare un pausa per avere qualche minuto da dedicare alla pratica veneranda di fumare una sigaretta. Loro ignoravano completamente il mio gesto sino al momento in cui sentii un colpo sulle spalle e una voce che sussurrava così: “Ci conosciamo?”. Nel voltarmi ero emozionato al solo pensiero di poter scambiare una conversazione con un “Re”. Risposi: “No” e lui di tutto punto estrasse dalla giacca un biglietto da visita e disse: “ Piacere, io sono Paolo Salvati e sono un pittore, un artista.”. “Vedi ragazzo” disse ancora, “io sono convinto che gli incontri non avvengano mai per caso”. Mi invitò così presso il suo laboratorio per ammirare alcune sue opere e disse ancora: “ Visto che mi hai offerto la cena, io ti regalerò una mia opera.” Ci salutammo e conclusi il viaggio verso casa in silenzio, ignorando, del tutto involontariamente, le persone che erano con me, felice di aver fatto un incontro magico. Così nei giorni successivi decisi di telefonare e prendere un appuntamento per far visita al suo laboratorio. Una volta lì, sembrava di essere entrato nel laboratorio dei sogni, e lui con una semplicità disarmante, descriveva a me le sue opere d’arte, con la delicatezza e la superbia che solo un “Re” saprebbe avere.

Vidi una tela che doveva essere completata e chiesi a lui cosa rappresentasse. Si avvicinò e con la stessa voce di quando ebbi la fortuna di averlo conosciuto mi disse:

“Vedi lì, una barca a vela è in difficoltà con il mare in tempesta, ma non ti preoccupare perché sta per incontrare il sereno, tutto andrà bene”. Senza fiato, per qualche istante, stordito dalle sue parole dinanzi ad una tela bianca, su un cavalletto, con qualche tratto di matita appena annunciato, ero riuscito a vedere con lui il quadro finito, una “magia”.

E di magia si tratta, ecco un’idea d’autore, quando dipinge magistralmente nel 2010 una serie di ritratti su tela in tecnica mista per etichette di una produzione di Bottiglie d’Autore intitolata UNICA, da un progetto creato dall’imprenditore Italiano Ivo Lenci, nasce attraverso un lavoro dedicato all’amore per l’arte quella creazione definita appunto UNICA, progetto che accomuna l’unione di identità forti, opera che si confronta ed esprime tramite l’arte del colore e l’arte enologica. L’opera è stata depositata presso il Registro Pubblico Generale delle opere protette dal Diritto d’Autore dalla L.22 aprile 1941, n. 633 (LdA).

Poi accade l’imprevedibile il 14 luglio 2011, un incidente stradale interrompe il normale corso della vita, Salvati subisce tre interventi, dai quali non si riprenderà più.

Il 27 dicembre 2012 riceve su proposta della Presidenza della Repubblica il distintivo onorifico di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, decorato O.M.R.I. n.324601. Il 20 e 21 ottobre 2012 il pilota Andrea Palma corre nell’Autodromo Nazionale di Monza durante le prove e in gara esponendo una replica di un ritratto dipinto da Salvati per la linea UNICA: una stampa a colori della prima etichetta intitolata Isabò, posizionata sul musetto della Ferrari F430. Nel 2013 a Madrid su proposta della Delegazione Tuscia e Sabina del Sacra y Militar Order Costantiniana de San Jeorg S.M.O.C.S.J. gli viene conferito il grado di Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ramo di Spagna.

Paolo Salvati muore nel pomeriggio del 24 giugno 2014 a Roma, si accende definitivamente una luce sulla sua storia nel modo dell’Arte Moderna e Contemporanea.

Le esequie hanno avuto luogo il 26 giugno 2014 a Roma nella Basilica di Santa Maria in Monte a Piazza del Popolo, nota come la Chiesa degli Artisti, è stato esposto durante la funzione il suo dipinto capolavoro intitolato “Albero Blu”, un omaggio alla memoria dell’uomo e dell’artista. Il Maestro riposa a Roma nel Cimitero Storico Verano al 1° Gruppo Monumentale, mentre le sue opere fatte di colore e celebrale fantasia girano per il mondo.

Dal 2009 ad oggi le sue opere sono visibili anche su Catalogo dell’Arte Moderna Giorgio Mondadori “Gli Artisti Italiani dal Primo Novecento ad Oggi”, dal 2013 su Enciclopedia d’Arte Italiana.

Il colore, tuttavia, rappresenterà il pilastro della sua produzione, linea guida per quell’espressionismo cromatico che farà di Paolo Salvati uno dei maggiori esponenti della storia dell’arte moderna e contemporanea italiana. Per l’artista romano, infatti, “il colore è il senso dell’arte moderna, il colore domina la lettura dell’opera prima, in una dimensione spirituale e divina”. La figura di Paolo Salvati racchiude in sé le principali declinazioni dell’arte moderna e contemporanea, a partire dalle nuove inclinazioni promosse dalla rivoluzione impressionista della seconda metà del XIX secolo, per arrivare alle sperimentazioni cromatiche e intuitive dell’arte europea anni Settanta, costruendo su basi storiche un linguaggio artistico e cromatico innovativo e carico di sentimento vitale.

Dal settembre 2015 gli Eredi Salvati curano la certificazione e catalogazione dell’opera del Maestro Paolo Salvati, attraverso il Sigillo di Garanzia correlato dal protocollo del Catalogo Generale delle Opere.

Il Sigillo di Garanzia è depositato dagli Eredi Salvati presso il Registro Pubblico Generale delle opere protette dal Diritto d’Autore dalla L.22 aprile 1941, n. 633 (LdA).